Le monete complementari sono di fatto dei circuiti di credito chiusi che permettono di sviluppare attività locali.

In Europa il caso più celebre è quello dello Wir a Basilea e dintorni sono in 60mila ad utilizzare il Wir, solo in Francia e Germania se ne contano decine.

Un esempio illustre : Worgl è una cittadina del Tirolo, era il 1932, un momento di grave crisi, la disoccupazione è al 35%, il Municipio (allora di quattromila anime) e le imprese non ce la fanno, la banca centrale non eroga liquidità. Il sindaco, Michael Unterguggenberger, riunisce imprenditori, commercianti, operai, dipendenti pubblici e fa stampare una propria moneta: tagli certificati, spendibili in tutto il territorio comunale, utilizzati anche per pagare gli stipendi e le tasse, e che il Comune investe immediatamente in opere pubbliche, facendo lavorare tutti i disoccupati: vengono costruiti ex novo un ponte sull’Inn, quattro strade, rimodernate le fognature, ampliata la rete idrica. Tutti spendono e ricevono questa moneta locale. Finchè nel 1933 interviene la Banca centrale austriaca e smantellò tutto.

In Italia il più celebre è il Sardex, segue il sicanex, il piemex ecc.

Nel 44% dei Comuni sardi circola il Sardex, di fatto non è una vera moneta è un circuito di credito chiuso. Ad esempio un artigiano può acquistare pagando in Sardex, ma poi i Sardex se li deve guadagnare per ripagare il debito e così va a chiudere il cerchio. I promotori del circuito sono anche i promotori dell’ interscambio in Sardex cioè mettono in contatto domanda ed offerta alimentando di fatto il circuito.

Nelle Marche è stato ripresa l’ esperienza Sardex e a Marzo 2014 è partito il CircuitoMarchex passando da 13.000€ di transato a marzo 2014 ai 120.000€ di transato a dicembre 2014

Una moneta che torna ad essere strumento e non cappio. Una moneta che valorizza il territorio e lo spirito di comunità.